mercoledì 9 gennaio 2008

Mah?!...certe cose...

Sto leggendo un libro di Ezio Vendrami " il miele ti avvelenerà" dove narra molti racconti abbastanza toccanti sulla vita, su storie accadute davvero e proprio ieri ho letto questo che vi riporto:

L'AVVOLTOIO
Paolo Bonolis nemmeno s'immagina cosa rischiò invitandomi a fare l'opinionista nel suo festival di Sanremo. Molto probabilmente sarà stato il patrono che dà il nome alla città dei fiori a proteggerlo insieme a quella folle manifestazione. Eh sì,perchè proprio nella prima serata venne presentato un progetto di raccolta di fondi per il Darfur, mostrando le fotografie di un artista dello scatto, premiato con il prestigioso Pulitzer, che in sequenza aveva immortalato tre immagini di una bambinetta, che, ridotta a pelle e ossa, prima sta per accasciarsi al suolo,poi si accuccia a terra con le manine sulla testa per proteggersi dai raggi di un sole cocente, 50 C, ed infine crolla, con accanto un avvoltoio pronto a sfamarsi...una morsa allo stomaco mi fece ribollire il sangue nella testa. A fatica riuscìì a contenere la rabbia.

Ora ditemi voi cosa ne pensate???
Io da piccola fotografa che sono, un pò mi da fastidio davvero pensare che certi giurati più del fotografo stesso siano riusciti davvero a trovarci qualcosa di così meraviglioso in quegli scatti addirittura da premiarlo con quel prestigioso premio, e ovviamente su quel fotografo non ho nulla da dire a parte che non c'è davvero limite, capite cosa vuol dire??? è stato lì apposta chissà quanto tempo a guardare quella povera creatura senza far nulla, solo aspettando il momento per far si che avesse scene perfette!!!Io capisco che ogni artista vorrebbe fare il meglio per poter essere sempre primo, per vincere sempre, solo dico perchè farlo in questo modo, come si fa ad essere così senza scrupoli?????
Io quest' estate sono stata in Egitto, ho visitato anche la parte più povera avrei potuto immortalare un sacco di immagini che avrebbero fatto rabbrividire chiunque ma non ci sono riuscita non me la sono sentita, ho fatto solo una foto a cinque bellissime bambine insieme che si sono messe in posa, dove si vedevano i loro occhioni brillare e dove avevano un meraviglioso sorriso....
Vabèèèèè scusate lo sfogo...........

13 commenti:

GG ha detto...

Tra giornalisti e fotografi in effetti non si sa chi può vincere....
ma qualcuno ha chiesto al fotografo se poi ha aiutato la bambina?

raphaela ha detto...

Cara Lu, a te quanto importa del successo, di scattare una photo che potrà sollevare un polverone, quanto? non ti interessa, vero?
Sappi che ci sono persone che sono disposte a tutto questo, e poi c'è da dire un'altra cosa, non sappiamo se il fotografo non abbia provato le stesse nostre identiche sensazioni....qualcuno doveva pur farlo, altrimenti noi non potremmo mai essere a conoscenza di una tale verità atroce...ciao Lu...

Lone Wolf ha detto...

La nominescion.

SerialLicker ha detto...

Intanto qui c'è la foto
http://www.blukas.it/blog/files/blukas_pulitzer93.jpg

L'autore si chiamava (chiamava...) Kevin Carter: nato in Sud Africa, fotografo prima di sport e poi di cronaca, fece questo reportage in Darfur nel lontano 1993, quando laggiù si moriva di fame e di guerra come adesso, ma non lo sapeva nessuno (la differenza è che ora lo sanno in molti, ma non importa a nessuno). Scattò la foto durante il suo viaggio e riuscì a venderla al New York Times. Disse di aver aspettato mezz'ora, con la macchina fotografica in mano, sperando che l'avvoltoio spalancasse le ali. Poi scattò, cacciò l'avvoltoio e se ne andò. Dopo la pubblicazione della foto, fu sommerso di critiche ("Su quella scena gli avvoltoi erano due"), e il NY Times di richieste sulla sorte della bimba. Il giornale pubblicò un articolo in prima pagina, spiegando che la bimba era stata forte abbastanza da correre via. Ma della sua sorte nessuno sapeva più nulla. Nel 1994, a maggio, Carter ottenne il Pulitzer. A luglio si suicidò con il monossido di carbonio, rinchiuso nella sua auto poco lontano da un parco dove giocava da bambino. Problemi di soldi, la morte violenta di un amico fotografo ucciso durante i reportage, le critiche per quella foto sono state considerate tra le cause del suicidio.
Un altro fotografo che era con lui in Darfur ha raccontato un'altra versione di quello scatto. I reporter viaggiavano con gli aerei dell'Onu, carichi di aiuti alimentari. Ad ogni tappa, avevano non più di mezz'ora per scattare e documentare la vita misera del Darfur. In una di queste tappe, Carter vide quella scena. La madre e il padre di quella bimba erano a venti metri di distanza, che prendevano la loro razione di aiuti alimentari dai funzionari delle Nazioni Unite. "Fu il caso" racconta quest'altro fotografo "a far sì che quella scena apparisse così come l'avete vista"

SerialLicker ha detto...

ps: kevin carter aveva 33 anni

LaLu ha detto...

Serial grazie per la storia sul fotografo di questo io non mi ero informata, la mia era solo una forma di sfogo dopo aver letto un racconto! è anche vero però che è sempre meglio come si suol dire "ascoltare le due campane"...Resta il fatto però che da quello che diceva Vendrami le foto fossero tre in sequenza...e che certe cose vengono fatte soprattutto per soldi, e sapevo perfettamente che questa storia era vecchia ma ci sono ancora tutt' ora persone che fanno le stesse cose...comunque ogni vostra opinione è gradita e giusta è solo che a me questa forma di fotografia per il modo in cui viene fatta così cruda e per il fine che ha non piace...tutto qui!

Lonewolf...appena riesco faccio anch'io la nominescion!scusa...

Eliseo ha detto...

L'immagine è molto forte, specialmente per chi ha visto da vicino queste realtà.
l'impatto sia di "sfruttamento"...ma sembra più la fotografia reale di una realtà di cui, purtroppo, sembra far parte di un problema irrisolvibile, quasi monotono, e quindi con sempre maggior perdita di interesse.
Un premio ambito come questo può, forse, dar maggior interesse alla problematica...anche perchè per soli 10.000 dollari di premio, non si va da molte parti...

LaLu ha detto...

Eliseo....vero! ma è vero anche che solo 10.000 dollari sono comunque un inizio...e che a molti farebbero comodo....e poi vuoi mettere il fatto di mettersi in mostra per poi a far si che dai quei 10.000 ne iniziassero ad arrivare altri....non è stato il suo caso visto la fine che ha fatto...peròòòòò....

mario ha detto...

il tuo sfogo è giustissimo...
la domanda che ti poni è anghiacciante...
ricordo quella immagine....
e pensare che quello sia stato li ad aspettare ....
è vero xkè l'immagine è una sequenza...
dio che skifo!!
la raccolta fondi t ricordi poi non doveva essere una cosa pubblica ma una cosa privata nel senso noi della rai che siamo pieni di soldi mettiamo qualcosa....alla fine fu una cosa ridicola pochissimi soldi...
ci si ricorda solo di quella cazzo di canzone...
ti va scambio di link fammi sapere

Eliseo ha detto...

Un effetto, nel bene o nel male la avuto quella foto...poichè stiamo parlando della condizione di quella bambina, e nel mondo in cui vive...il nostro.

...non condannerei affatto quell'uomo...come molti, molti altri...

LaLu ha detto...

Ciao Mario...qual' era la canzone io ho poca memoria ma credo che fosse quella di Renga che ha vinto il Festival giusto???
per quanto riguarda il link va benissimo...mi fa piacere avere gente nuova nella mia casina ed essere io ad andare in casa d' altri....

SerialLicker ha detto...

Quando LaLù mi ha raccontato il suo disagio di fronte a questa storia, ho pensato quasi subito a questa foto: http://www.snd.org/competitions/contests.lasso?contest=28&ID=32873
Sono un papà e una mamma, abbracciati e disperati, distesi sul letto dove il loro bambino, quello in primo piano, è appena morto, dopo una battaglia persa con un tumore. E' l'ultimo scatto di un reportage che racconta, con le foto e con le parole, gli ultimi giorni di vita del bimbo in una stanza d'ospedale, tra tubicini di flebo e pecorelle di peluche. Ha ricevuto un premio anche questa, benchè meno prestigioso del Pulitzer. Quando mi ci sono imbattuto, è stato un pugno allo stomaco, che mi ha riempito di dolore ed emozioni e commozione. Come è accaduto ai lettori di quel giornale, immagino. Fotografare la morte, di un bambino poi, da quale parte del confine di cui parla LaLù sta? Difficile dirlo. Ma penso a un paio di considerazioni più generali. Pochi giorni fa mi è toccato sentire una tizia, di una certa età guarda caso, infervorarsi perchè a una recita scolastica di Natale c'era sul palco anche l'allievo gravemente disabile della scuola, un ragazzino immobilizzato sulla sedia a rotelle, che riesce solo a muovere la testa, sua unica forma di primitiva comunicazione. “Esibirlo lì” per i suoi occhi sensibili era un insulto. “Tanto non faceva niente nella recita, che doveva essere una festa”. Certi occhi trovano che uno dei limiti sia la malattia grave, sfacciatamente incurabile. Avrebbero trovato “troppo” anche la foto di Welby sul letto di agonia, probabilmente. Nello stesso tempo, ho trovato su repubblica.it gli scatti del calendario in cui alcune ragazze paraplegiche hanno fatto da modelle. Nude. O meglio, vestite solo della loro sedia a rotelle.
La fotografia è (dovrebbe essere), di per sé, verità. Quel che l'occhio vede, senza mediazioni. Poi ci sono le costruzioni fasulle, come il famoso cormorano incollato di petrolio che fu uno dei simboli della prima guerra del Golfo. E ci sono le omissioni volontarie. L'11 settembre 2001 ci rimane appiccicato nella testa perchè c'erano i cameramen e i fotografi. E nessuno distolse l'obiettivo dai grattacieli, anzi usò lo zoom quando si videro le braccia degli impiegati intrappolati sventolare dalle finestre. E poi i corpi volare come fogli di carta, da quelle stesse finestre, tentando un'impossibile via di fuga in volo, come per sperare in un miracolo che non ci fu. Furono quelle immagini, crude, sul limite di quel limite, ad aiutare l'opinione pubblica mondiale a sviluppare (direbbe qualcuna) la “rabbia e l'orgoglio”. E a non stupirsi se gli Usa cominciarono a portare la guerra in mezzo Medio Oriente. E qui cominciano le omissioni, Ricordate foto altrettanto crude delle conseguenze di un “nostro” bombardamento in Afghanistan o in Iraq? No. Trapelarono notizie. La bomba sul corteo nuziale, per esempio. Quella sul quartiere popolare. Ma niente foto così crude, dirette, sfacciate, da farci indignare. Vediamo macerie. Oppure bare di soldati americani avvolte da bandiere a stelle e strisce. Solo le telecamere di Al Jazeera, per esempio, misero il naso nell'atrio dell'ospedale di Bassora trasformato in obitorio, con i corpi ammucchiati sul pavimento, avvolti alla meglio nei tappeti. Corpi di bambini, insanguinati, mutilati. Odio questa guerra anche perchè ho visto quelle immagini. Così come un paio di generazioni fa, odiarono la guerra in Vietnam perchè videro questa immagine:
http://ale1980italy.files.wordpress.com/2007/06/kim_phuc_vietnamita_quemada_con_napalm_440x260.jpg
La storia del suicidio di Carter dimostra che non è facile vivere da (presunti) avvoltoi. Ma forse, qualche volta, anche gli avvoltoi hanno un ruolo, nell'ecosistema-mondo.

LaLu ha detto...

Serial....il mio era stato solo un piccolo sfogo del momento, poi so che ovviamente uno se si mette a riflettere ce en sarebbero di cose su cui discutere...e molte altre sui cui fermarsi a pensare...
L' arte in generale, ma in questo caso nella fotografia ognuno può vederci qualsiasi cosa, il bello è proprio quello che in ognuno di noi riesca a scattare un emozione diversa......